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Ci sono due mostre in Triennale che sono come  il giorno e la notte, la filosofia e la matematica, Instagram e la Polaroid, però vi consiglio di vederle entrambe., anche perché chiudono il 24 novembre. Mentre rimandate assolutamente  l’esposizione del lavoro di Sottsass ad una visita esclusiva, perché è una specie di enciclopedia sulla sua persona, il suo lavoro, il design e la vita, e necessita di preventivo studio e successiva concentrazione per fare di voi persone migliori. Tanto per questa avete tempo fino all’11 marzo 2018.

La prima mostra realtà è una installazione, costituita da una scenografia ad anfiteatro che accoglie il pubblico per la visione dell’opera che altro non è se non il lavoro piu conosciuto della fotografa Nan Goldin: un video che si intitola “The Ballad of Sexual Dependency” che raccoglie circa 700 scatti montati in sequenza filmica ed accompagnati da una musica Nan Goldin Milanostrepitosa – Velvet Underground, James Brown, Charles Aznavour-, un progetto artistico monumentale (dura circa 45 minuti)  che ha fatto il giro dei più importanti musei internazionali per arrivare, infine, a Milano.

Nan Goldin è una fotografa statunitense che, dagli anni 80 in poi, ha raccolto immagini che ritraggono lei ed i suoi amici – in buona parte tossicodipendenti e credo che anche lei non ne fosse esente – in azioni quotidiane ed intime: mangiano, scopano, si lavano, si drogano, muoiono di aids, mettono al mondo figli, si divertono e piangono. Insomma vivono, con addosso qualche eccesso e quindi diciamo che, la vita, la amplificano.

Nan Goldin MilanoGli scatti sono veri ed imperfetti, le storie dei volti, che impari presto a conoscere perché sono quelli della fotografa e del suo gruppo di amici,  compiute nel bene e nel male, gli anni ‘80 tra Boston New York e Berlino non sono solo quello zucchero che ci piace ricordare ma anche l’esaltazione delle droghe facili e dell’alcol e della vita dissoluta che porta violenza edonismo sfacciato e morte. Ecco, questo diario in immagini di Nan Goldin racconta con compiutezza quegli anni, in cui il senso della comunità che aveva caratterizzato gli anni 70 si sgretola ed emerge l’io, il privato, il culto della persona, un pò quello che succede oggi con Instagram. Salvo che in quegli scatti non c’è nulla di artefatto e costruito ma è tutto veramente accaduto.

Ma queste immagini forti perché immediate e vere vi entreranno nel cuore,  perché la capacità di Nan Goldin sta proprio nel trasmettere attraverso l’immagine  i pensieri, i desideri e l’anima degli uomini e donne rappresentati, insomma una specie di esperienza medianica in cui voi sarete la fotografa e i suoi amici, loro saranno voi e attraverso gli scatti in sequenza e la musica vivrete le loro vite, anche se non c’è niente di più lontano dalle vostre, di vita.

Ecco perché poi, per non finire in un gorgo di emozioni , dovete immediatamente spostarvi verso un’altra mostra, piccola e carina, il Bel Paese e i 22.621 centri storici di Italia. Il progetto della città storica è il più importante contributo italiano Bel paese centri storici Italia triennalealla ricerca internazionale nel campo della architettura e dell’urbanistica, e questa mostra costituisce un omaggio al lavoro di Leonardo Benevolo, che attraverso video, carte geografiche e infografiche ci racconta i progetti più belli per i centri storici delle nostre città.

Un’ultima annotazione: prima di andare- non entrate da Sottsass per favore, poi scoppiereste, rimandate a domani e dedicatevi solo a lui- cercate la spianata delle Mollette triennale Milanomollette, una selezione di infinite varianti dell’oggetto di uso quotidiano che serve a pinzare il bucato. Mollette di ogni provenienza, di ogni epoca e storia che ci raccontano come l’uomo ha risposto al bisogno primario di avere un abito asciutto indosso, senza mai accontentarsi e lasciando andare a briglie sciolte la fantasia.

 

 

 

 

 

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