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Domani in Lombardia (ed anche in Veneto, ma con regole parzialmente diverse) si terrà il referendum consultivo sull’autonomia regionale. E’ possibile votare  dalle 7 alle 23 presso le nostre usuali sedi elettorali – non è necessario il certificato, ma se non lo ricordate lì stampato troverete il vostro numero di seggio, e potranno partecipare tutti i cittadini iscritti alle liste elettorali. Per la prima volta in Italia (e solo in Lombardia) si sperimenterà il sistema di e-voting, quindi via scheda cartacea e click su un tablet. Il quesito referendario, in Lombardia, chiede ai cittadini se vogliono che la Regione intraprenda le iniziative istituzionali necessarie, previste dal comma terzo dell’art.116 della Costituzione, per ottenere maggiori aree di autonomia  e le relative risorse di gestione sulle materie indicate dall’art.117 della Costituzione. Insomma, la cosiddetta autonomia differenziata o asimmetrica.Regione Lombardia

Quindi no, il referendum non ci chiede se vogliamo diventare una regione a statuto speciale come le Isole il Trentino la Valle d’Aosta e il Friuli Venezia Giulia, ma se autorizziamo i nostri rappresentanti regionali a chiedere una maggiore autonomia legislativa nell’ambito delle prerogative costituzionali.

Sappiamo che nel nostro ordinamento la legiferazione su alcune materie è devoluta esclusivamente allo Stato, in ragione di una necessaria omogeneità normativa del paese, altre materie sono di competenza delle Regioni e poi c’è questa zona “mobile” prevista dall’art. 116 e 117 della Costituzione, che prevede che anche alle regioni ordinarie possano essere riconosciute ulteriori forme e condizioni speciali di autonomia.

Le materie sono quelle previste dall’art.117 della Costituzione, e vi prego andatevele a leggere perché è un lungo elenco (dalla sicurezza sul lavoro al commercio con l’estero) che vi riassumo così: tutte le materie a “legislazione concorrente” e tre materie di competenza esclusivamente statale, come la giustizia di pace, le norme generali sull’istruzione e tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali. Affinchè la regione richiedente possa ottenere maggiore autonomia è necessario che dimostri di avere la l’autonomia finanziaria di entrata, vale a dire le risorse regionali che siano in grado di finanziarie integralmente le funzioni attribuite: in questo caso il getto fiscale non entrerà nel bilancio statale ma verrà trattenuto dalla Regione. Regione Lombardia

Bene, io sono dell’idea che la Lombardia debba poter godere di maggiore autonomia in tutte quelle aree legislative propedeutiche allo sviluppo ed alla valorizzazione delle peculiarità lombarde. La nostra regione ha la sostenibilità economica per assumere le deleghe legislative, che gli deriva dall’altissimo getto fiscale prodotto in Lombardia, ha le competenze derivantegli dalla migliore istruzione nazionale diffusa sul territorio, ha una importante tradizione storica di ottima amministrazione e, non ultimo, è la locomotiva d’Italia.

Non è affatto vero, come alcuni vorrebbero sostenere,  che la Lombardia in questo modo drenerebbe le risorse fiscali a scapito delle regioni piu disagiate; al contrario questa regione costituisce il bacino di servizi di eccellenza per scuole sanità servizi a cui il resto del paese attinge a piene mani. E noi ne siamo orgogliosi.

Quindi perché non voto? Perché non era assolutamente necessario spendere oltre 50 milioni di euro per una iniziativa inutile, superflua addirittura, condivisa da entrambi i candidati delle prossime elezioni regionali, Maroni per il centro destra e Gori per il centrosinistra.

La procedura costituzionale per ottenere maggiore autonomia prescinde del tutto da un referendum:  il Consiglio regionale deve formulare la richiesta, indicando le materie e  le relative risorse  monetarie, inviarla quindi al Governo, che la vaglia nei tempi strettissimi previsti dalla legge, aprire tavoli di confronto e infine  raggiungere una intesa con la regione su un accordo di delega che viene infine sottoposta al vaglio delle Camere che, con maggioranza qualificata,  la tradurranno in legge.

Palazzo Lombardia Quindi non è necessario alcun referendum consultivo, che peraltro è prerogativa solo di alcune regioni come la Lombardia. Il Presidente Maroni ci vorrebbe convincere dell’utilità della consultazione referendaria perchè sosterrebbe  con maggior forza le ragioni della Regione Lombardia al tavolo delle trattative con il Governo, ma questo è un non problema  nella misura in cui a sostenere le ragioni dell’autonomia differenziata della Lombardia sono le forze politiche della Lega e di Forza Italia, il centrosinistra nella persona del candidato presidente di regione, Giorgio Gori ed il sindaco di Milano Sala, ed il movimento cinque stelle.

Ed allora diciamo la verità. Questo referendum non è altro che un gigantesco spot elettorale per Maroni, a cui hanno dovuto aderire tutte le altre forze politiche perchè non c’è chi non veda come una maggiore autonomia della Lombardia sia auspicata anzitutto dai Lombardi stessi, ed a seguire da tutti quegli italiani che possono godere dei servizi eccellenti che la regione offre.

Ma il costo dello spot, ribadisco 50 milioni di euro, è troppo alto se solo penso a tutti i migliori usi che se ne potrebbero fare, e il ricorso alla consultazione referendaria è sbagliato nella misura in cui serve a legittimare i nostri organi governativi regionali, peraltro lautamente compensati, il cui lavoro è proprio quello di sapersi far valere in ambito nazionale nella funzione di rappresentanti della Lombardia. Sennò cosa li paghiamo a fare.

Perciò  no, io a votare non ci vado, perché voglio una Regione più autonoma ma anche dei rappresentanti più autorevoli di questi.

 

 

 

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