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Domenica 24 ultimo giorno, alla Fondazione Prada, per vedere o rivedere “TV 70: Francesco Vezzoli guarda la RAI”, una meta rifugio fantastica dalla Fashion Week milanese, che nemmeno iniziata ha già monopolizzato la città.

IMG_1295Vezzoli, ormai lo saprete, rilegge l’Italia degli anni 70 attraverso immagini e spezzoni Rai. Spettacolo, costume, lotte femministe, frammenti di telegiornale che raccontano la violenza terrorista. La RAI poi, colta, libera da censure e politically correct, alimentata da artisti ed intellettuali che credevano nel mezzo per sperimentare e diffondere cultura.
Per gli adulti che siamo diventati ora, una emozione forte che ti stordisce di ricordi e lo stupore di non aver capito, allora, quanto fossero incredibili quegli anni.Fondazione Prada Vezzoli guarda la Rai IMG_1294

Tornata alla Fondazione Prada con meno emotività, l’attenzione si è focalizzata su due temi conduttori del racconto: la violenza cieca della morte che colpiva per strada e la prepotente rivendicazione femminile, sia delle donne che marciavano nei cortei femministi che delle artiste come Mina, Raffaella Carrà, Patty Pravo, Grace Jones, Cicciolina, che in TV introducevano il potente linguaggio del corpo, fino ad allora censurato.
Non vi ricorda nulla? A me sembra tanto di riviverli oggi, quegli anni settanta.

In Europa, per strada, si muore di nuovo per la follia ideologia, che se allora era politica oggi è religiosa, ma che ci vede sempre inconsapevoli antagonisti rispetto a valori incondivisibili e poi le donne. Che belle sono le donne di questa ultima generazione, hanno imparato finalmente ad essere libere da schemi prefissati, a volere ed ottenere tutto, ad amare il proprio corpo anche se imperfetto, a non giudicare le altre, a rivendicare ciascuna la propria unicità. Un grande passo avanti rispetto agli anni settanta, o meglio, la meta raggiunta di quel percorso iniziato allora.  IMG_1291 IMG_1292

E lo strumento di sperimentazione, novità e cultura? La televisione è morta, uno strumento obsoleto che mostra solo il peggio di noi. E’ certamente il web, anche Instagram, se i nostri intellettuali la piantassero di demonizzarlo, ne capissero la potenzialità, e soprattutto accettassero di mettersi in gioco invece di starne lontani. Certo il web non è uno strumento facile come sembra, non lo controlli, e per convincere sul web non devi solo gridare come vogliono farci credere.

Devi avere anzitutto buone ragioni, e poi essere solido perché il web è immediatezza, certo, ma anche memoria storica, e se dici una cazzata il web te la ricorda a vita.

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