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L’ identità di una città non si tocca senza il consenso di chi la fa, quotidianamnete, nelle giornate di sole e nella tristezza della pioggia, alla mattina presto e alla sera, quando le panche di legno del tram fanno già casa, noi che senza di noi Milano non esisterebbe.

File_004ATM non può decidere la soppressione di una linea storica, di un tram di legno che a San Francisco considerano una parte di identità della città (sì, gli abbiamo venduto i nostri tram in disuso) e noi ce ne liberiamo come un oggetto obsoleto, sostituendolo con un convoglio moderno e funzionale che non farà rumore quando gira tra viale Piave e via Bixio, ma che sarà terribilmente uguale a tutte le altre linee.

Il 23 è il percorso della storia di Milano.
Il capolinea di Piazza Fontana, dove ancora non hanno il coraggio di costruire un giardino evocativo dell’orrore della Banca saltata in aria, il Palazzo di Giustizia, Piazza Cinque Giornate, la liberazione dagli austriaci, la scuola media Tiepolo e Città Studi, dove i ragazzi di Milano diventano adulti, e infine l’altro capolinea, Lambrate, la città che produceva e che si è rigenerata in spazi espositivi e street art.

Il 23 è come il Duomo, i Navigli, il cielo grigio, e l’eccellenza milanese. E’ una proprietà diffusa, è nostra. Questa non è una soppressione. E’ un esproprio.
Non ci interessano dati, sostituzioni, orari e tempi di percorrenza del nuovo tram sostitutivo. Ridateci quello che è nostro. Ridateci il 23.

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